Anna Zinola ha conseguito un dottorato in Metodologia della Ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Italia), dove attualmente insegna Metodi di Ricerca. In parallelo, è docente di Metodi di Ricerca e Comportamento del Consumatore nei Master dell’Istituto Marangoni di Milano.
Inoltre, è Direttrice del Global Master for Luxury Business Professional, organizzato dall’Istituto Marangoni in collaborazione con la Graduate School of Management del Politecnico di Milano.
In precedenza, è stata docente di Psicologia del Marketing presso l’Università di Pavia.
Prima della carriera accademica, è stata direttrice degli studi qualitativi presso Nielsen. Negli anni successivi, ha intrapreso la carriera di consulente, collaborando con aziende internazionali, soprattutto nei settori del Lusso e dei Beni di Largo Consumo.
Ha pubblicato oltre 10 libri dedicati ai temi del consumo. Collabora regolarmente con il Corriere della sera e Corriere.it.

Si occupa da molto tempo di lavoro sia come giornalista sia come docente. Com’è cambiato negli ultimi tempi il mondo del lavoro?
Negli ultimi anni, il mondo del lavoro ha subito profondi cambiamenti, legati sia a fattori contingenti sia a elementi strutturali. Tra i primi ha pesato la pandemia, che ha accelerato l’adozione del lavoro da remoto e ha agevolato lo sviluppo di modelli ibridi che combinano la presenza in ufficio con il lavoro a distanza. Ma la pandemia ha generato anche una profonda riflessione sul significato e il ruolo del lavoro, spingendo molte persone a ridefinire il proprio progetto di vita alla ricerca di un migliore work-life balance.
Tra i secondi vi sono, invece, i progressi della tecnologia, con focus specifico sull’intelligenza artificiale, la robotica e il machine learning. Ciò ha consentito di automatizzare molte attività, specialmente quelle ripetitive, e, allo stesso tempo, ha favorito la nascita di nuove figure professionali, dedicate alla gestione delle tecnologie, alla cybersecurity o all’analisi dei dati.

Quali sono, dal suo ampio osservatorio, i settori che hanno maggior possibilità di offrire impiego?
Tra i settori che mostrano una maggiore capacità di offrire impiego, sia per il loro attuale sviluppo sia per le opportunità di crescita futura, vi sono la tecnologia e il digital. Qui le prospettive riguardano svariati profili: dagli esperti di cloud computing agli specialisti di intelligenza artificiale, senza dimenticare l’e-commerce e marketing digitale, con figure quali SEO manager, social media manager ed e-tailer expert. C’è, poi, il mondo della sostenibilità, il che significa energie rinnovabili, con le professioni legate al fotovoltaico o all’eolico, e green economy (professionisti dell’economia circolare e della gestione sostenibile delle risorse). Infine, ma non meno importante, l’healthcare, il cui boom deriva in primis dall’invecchiamento della popolazione. Qui si evidenzia una forte richiesta di medici, infermieri e fisioterapisti.

Siamo a crescita demografica zero, anzi sottozero, e i giovani continuano a cercare lavoro all’estero. Quali sono, a suo avviso, le motivazioni?
E’ una questione complessa, che deriva da una serie di fattori. Vi è un tema di stipendi e condizioni lavorative, che spesso da noi non sono allineate a quelle offerte in altri paesi, ma anche di meritocrazia, in quanto non vi è sempre, in azienda, la capacità di riconoscere e premiare i talenti. A questo si aggiunge la lentezza e la farraginosità della burocrazia, e in più in generale del sistema economico, che disincentiva i giovani dall’avviare un’attività imprenditoriale.

Che consigli darebbe ai giovani?
E’ una domanda difficile, alla quale si rischia di dare una risposta retorica, banale. Ciò che mi sento di consigliare è di investire nella propria formazione. Ciò non significa semplicemente laurearsi o, magari, dopo la laurea iscriversi a un master. Vuol dire, in senso più ampio, continuare a imparare. Si può trattare di una lingua straniera, di competenze hard oppure di soft skills: quel che conta è avere un approccio lifelong learning.

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